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All’ombra della gloria

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Girato a Palermo
Paese di produzione Italia
Anno 1943
Durata 88 min
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Pino Mercanti
Soggetto Sarti Savarino, Ovidio Savarino
Sceneggiatura Giuseppe Zucca
Produttore SICANIA S.I.P.C.
Distribuzione(Italia) C.E.I.A.D. (1945)
Fotografia Francesco Gargano, Emanuel Filiberto Lomiry
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Carlo Rustichelli, Gioacchino Angelo
Scenografia Giuseppe Vittorio Ugo
Interpreti e personaggi
  • Alfredo Varelli: Federico
  • Luisella Beghi: Angelica
  • Mario Ferrari: Commissario di polizia
  • Giovanni Grasso jr.: frate
  • Cesare Barbetti: Peppino
  • Carlo Bressan: il duca
  • Lia Orlandini:
  • Natale Cirino:
  • Giovanni Bajardi:
  • Emma Druetti:

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In un paese della Sicilia, un gruppo di patrioti sta preparando l’insurrezione che dovrà scoppiare al momento opportuno, per appoggiare la marcia delle truppe garibaldine. Sta a capo della congiura un nobile barone, aiutato dal suo giovane fattore, Federico, segretamente innamorato d’Angelica, la figlia del padrone. Alla notizia dello sbarco, il barone parte coi picciotti, per unirsi ai volontari di Garibaldi. Federico, recatosi alla grotta in cui sono nascoste le armi, viene sorpreso e ferito dai gendarmi borbonici. Al convento, dove va poi per farsi medicare, sente parlare del fidanzamento d’Angelica col duca di Monterosso. La notizia lo turba profondamente: pensa ch’Angelica si sia fatta gioco di lui e corre alla villa per chiederle spiegazioni, ma nel frattempo Angelica s’è recata al convento. Riconosciuto e arrestato, Federico riesce a fuggire; ma la gente che l’ha visto confabulare col commissario di polizia lo crede un traditore. Un ragazzo, fratello di Federico, viene ferito a morte dai borbonici. Egli morrà col nome di Garibaldi sulle labbra; ma convinto che suo fratello sia un traditore. La tragica fine del ragazzo commuove profondamente Federico, che corre a raggiungere i picciotti che avanzano.

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Articolo apparso su CINEMA n. 165 del 10 maggio 1943 pag. 284.(inviatoci da Ettore Aversa)

 

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