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Divorzio all’italiana

Girato fra Catania, Ispica e Ragusa Ibla

Anno 1961
Durata 101 min
Colore B/N
Genere commedia
Regia Pietro Germi (aiuto regia: Renzo Marignano)
Soggetto Ennio De Concini, Pietro Germi,Alfredo Giannetti
Sceneggiatura Ennio De Concini, Pietro Germi,Alfredo Giannetti
Produttore Franco Cristaldi
Casa diproduzione Galatea Film, Lux Film, Vides Cinematografica
Distribuzione(Italia) Lux Film
Fotografia Leonida Barboni, Carlo Di Palma
Montaggio Roberto Cinquini
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Carlo Egidi
Interpreti e personaggi
  • Marcello Mastroianni: Ferdinando Cefalù
  • Daniela Rocca: Rosalia Cefalù
  • Stefania Sandrelli: Angela
  • Lando Buzzanca: Rosario Mulé
  • Leopoldo Trieste:Carmelo Patanè
  • Saro Arcidiacono: dottor Talamone
  • Angela Cardile: Agnese Cefalù
  • Pietro Tordi: avvocato De Marzi
  • Ugo Torrente: don Calogero
  • Renzo Marignano: politico
Premi
  • Premi Oscar 1963: miglior sceneggiatura originale
  • 2 Golden Globe 1963: Samuel Goldwyn International Award, miglior attore in un film commedia (Marcello Mastroianni)
  • Festival di Cannes 1962: premio per la miglior commedia
  • 2 Nastri d’Argento 1962: miglior soggetto originale,miglior attore protagonista (Marcello Mastroianni)
  • BAFTA: miglior attore internazionale (Marcello Mastroianni)

Nell’ipotetica città siciliana di Agramonte (Ispica) vive il barone Ferdinando Cefalù, detto Fefè (Marcello Mastroianni).

L’uomo è coniugato da dodici anni con l’assillante Rosalia (Daniela Rocca), una donna ormai bruttina ma ardente d’amore per lui. Nel frattempo, è innamorato della propria cugina, la sedicenne Angela (Stefania Sandrelli).

La legge italiana non ammette il divorzio, ma è ancora previsto il delitto d’onore, un caso di omicidio punito con pena più mite e molto frequente in Sicilia.

Fefè tenta allora disperatamente di trovare alla moglie un amante, per poterli sorprendere insieme, ucciderli, usufruire del beneficio del motivo d’onore e – scontata la lieve pena – sposare finalmente l’amata. Non ci riesce, ma la sorte gli viene incontro. In seguito a un litigio con il marito, Rosalia, sentendosi abbandonata, cerca conforto in Carmelo Patanè (Leopoldo Trieste), un suo vecchio spasimante creduto morto in guerra e poi tornato.

Fefè, venuto a sapere della vecchia relazione, favorisce gli incontri e spia i potenziali adulteri. Finché un giorno scopre che si sono finalmente dati appuntamento, in occasione dell’arrivo in città del film La dolce vita, che richiama tutto il paese.

Il barone va al cinema, ma nel mezzo della proiezione rincasa allo scopo di sorprendere gli amanti. Questi, però, anziché consumare il tradimento fuggono. Venuta a mancare la flagranza, che avrebbe giustificato lo stato d’ira preteso dalla norma sul delitto d’onore, Fefè si finge malato e incapace di reagire.

Si attira così il disprezzo di tutti i concittadini, intenzionalmente, per creare condizioni di disonore sufficienti a giustificare lo stesso il suo gesto. Nel frattempo lo zio Calogero (Ugo Torrente), padre di Angela, muore d’infarto scoprendo casualmente la tresca della figlia con il nipote.

Al funerale fa la sua apparizione Immacolata, moglie di Patanè, che umilia pubblicamente Ferdinando. Grazie a don Ciccio Matara, boss locale, il barone viene a conoscenza del luogo dove sono nascosti i fuggiaschi.

Giunto sul posto, trova Immacolata che ha già vendicato il suo onore uccidendo il marito. Non gli resta allora che fare altrettanto con Rosalia.

Condannato a tre anni di carcere, sconta una pena inferiore beneficiando di un’amnistia, e torna infine in paese dove finalmente sposa la bella Angela. Ma, dopo pochi mesi, in viaggio di nozze qualcosa (o meglio qualcuno) mette già in dubbio la felicità dell’unione.

IL TRAILER

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