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Il gattopardo

Girato a Palermo, Ciminna, Santa Margherita Belice e Palma di Montechiaro

Anno 1963
Durata 190 min.
Genere drammatico
Regia Luchino Visconti
Soggetto Giuseppe Tomasi Di Lampedusa
Sceneggiatura Suso Cecchi d’Amico, Pasquale Festa Campanile, Enrico Medioli,Massimo Franciosa e Luchino Visconti
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Nino Rota
Scenografia Mario Garbuglia, Giorgio Rotunno
Costumi Piero Tosi
Interpreti e personaggi
  • Burt Lancaster: Principe Don Fabrizio Salina
  • Claudia Cardinale: Angelica Sedara/Bertiana
  • Alain Delon: Tancredi Falconeri
  • Paolo Stoppa: Don Calogero Sedara
  • Rina Morelli: Principessa Maria Stella Salina
  • Romolo Valli: Padre Pirrone
  • Mario Girotti: Conte Cavriaghi
  • Pierre Clémenti: Francesco Paolo
  • Lucilla Morlacchi: Concetta
  • Giuliano Gemma: Generale di Garibaldi
  • Ida Galli: Carolina
  • Ottavia Piccolo: Caterina
  • Carlo Valenzano: Paolo
  • Brook Fuller: Principe
  • Anna Maria Bottini: Mademoiselle Dombreuil, Governante
  • Lola Braccini: Donna Margherita
  • Marino Masé: Tutore
  • Howard Nelson Rubien: Don Diego
  • Tina Lattanzi
  • Marcella Rovena
  • Rina De Liguoro: Principessa di Presicce
  • Valerio Ruggeri
  • Giovanni Melisenda: Don Onofrio Rotolo
  • Giancarlo Lolli
  • Vittorio Duse
  • Vanni Materassi
  • Giuseppe Stagnitti
  • Carmelo Artale
  • Olimpia Cavalli: Mariannina
  • Anna Maria Surdo
  • Halina Zalewska
  • Winni Riva
  • Stelvio Rosi
  • Carlo Palmucci
  • Dante Posani
  • Rosolino Bua
  • Ivo Garrani: Colonnello Pallavicino
  • Leslie French: Cavaliere Chevally
  • Serge Reggiani: Don Francisco Ciccio Tumeo
Premi
  • Festival di Cannes 1963: Palma d’oro
  • David di Donatello 1963: miglior produttore
  • Nastro d’argento per i migliori costumi (1964)

Il Gattopardo è un film del 1963 diretto da Luchino Visconti, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, vincitore della Palma d’oro come miglior film al 16º Festival di Cannes.La figura del protagonista del film, il Gattopardo, si ispira a quella del bisnonno dell’autore del libro, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, che fu un importante astronomo e che nella finzione letteraria diventa il Principe Fabrizio Salina, e della sua famiglia tra il 1860 e il 1910, in Sicilia (a Palermo e nel feudo agrigentino di Donnafugata = Palma di Montechiaro in provincia di Agrigento).

Nel maggio 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia a Marsala, Don Fabrizio assiste con distacco e con malinconia alla fine della sua piccola borghesia. La classe dei nobili capisce che ormai è prossima la fine della loro superiorità: infatti approfittano della nuova situazione politica gli amministratori e i latifondisti per la nuova classe sociale in ascesa. Don Fabrizio, appartenente ad una famiglia di antica nobiltà, viene rassicurato dal nipote Tancredi, che, pur combattendo nelle file garibaldine, cerca di far volgere gli eventi a proprio vantaggio. Quando, come tutti gli anni, il principe con tutta la famiglia si reca nella residenza estiva di Donnafugata (Ciminna), trova come nuovo sindaco del paese Calogero Sedara, un borghese di umili origini, rozzo e poco istruito, che si è arricchito ed ha fatto carriera in campo politico. Tancredi, che in precedenza aveva manifestato qualche simpatia per Concetta, la figlia maggiore del principe, si innamora di Angelica, figlia di don Calogero, che infine sposerà, sicuramente attratto dalla sua bellezza, ma anche dal suo notevole patrimonio.

Un altro episodio significativo è l’arrivo a Donnafugata di un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, che offre a Don Fabrizio la nomina a senatore del nuovo Regno d’Italia. Il principe però rifiuta, sentendosi troppo legato al vecchio mondo siciliano, citando come risposta al cavaliere la famosa frase: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Specchio della realtà siciliana, questa frase simboleggia la capacità di adattamento che i siciliani, sottoposti nel corso della storia all’amministrazione di molti governanti stranieri, hanno dovuto giocoforza sviluppare. E anche la risposta di Don Fabrizio è emblematica: “…E dopo sarà diverso, ma peggiore.”


Serge Reggiani
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