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Il giorno della civetta

Girato a Partinico e Palermo

Anno 1968
Durata 112 min
Genere drammatico
Regia Damiano Damiani
Soggetto Leonardo Sciascia
Sceneggiatura Damiano Damiani, Ugo Pirro
Produttore Luigi Carpentieri, Ermanno Donati
Musiche Giovanni Fusco
Interpreti e personaggi
  • Franco Nero: Capitano Bellodi
  • Claudia Cardinale: Rosa Nicolosi
  • Lee J. Cobb: Don Mariano Arena
  • Tano Cimarosa: Zecchinetta
  • Nehemiah Persoff: Pizzuco
  • Serge Reggiani: Parrineddu
  • Ennio Balbo
  • Ugo D’Alessio
  • Fred Coplan
  • Gianni Pallavicino: Maresciallo dei Carabinieri
  • Giuseppe Lauricella
  • Vincenzo Falanga
  • Laura De Marchi: figlia di Don Mariano
  • Brizio Montinaro
  • Lino Coletta
  • Vincenzo Norvese
Premi
  • David di Donatello 1968: miglior produttore,migliore attrice protagonista (Claudia Cardinale),miglior attore protagonista (Franco Nero), Targa d’oro a Damiano Damiani

Siamo in un paese siciliano dominato dalle cosche mafiose nei primi anni Sessanta. Salvatore Colasberna piccolo e onesto imprenditore edile che non ha voluto sottostare ai ricatti mafiosi viene ucciso a colpi di lupara.

I carabinieri guidati dal capitano Bellodi si trovano di fronte al solito muro di silenzi e di omertà. Qualche indizio però Bellodi lo ricava dal confidente Parrinieddu e da Rosa Nicolosi moglie di un uomo che aveva riconosciuto l’assassino e che è scomparso, quasi sicuramente ucciso anche lui dalla mafia.

Bellodi viene così a sapere che a uccidere Colasberna è stato Diego Marchica detto Zecchinetta per la sua passione per il gioco; mandante di primo livello è Rosario Pizzuco anche lui piccolo imprenditore edile ma di quelli che mettono lo sterco nel cemento e che fanno capo alla cosca mafiosa di don Mariano Arena l’uomo più ricco del paese.

Don Mariano abita in una casa con il terrazzo che sta proprio di fronte alla stazione dei carabinieri; memorabili le scene nelle quali il capitano Bellodi e don Mariano si studiano, quasi sfidandosi a distanza, con il binocolo.

Don Mariano, entrando in una sede della DC, vuol far capire a Bellodi di avere amici potenti fino a Roma. Ma Bellodi accetta la sfida, con lo stratagemma di una falsa confessione di Pizzuco riesce a far confessare Zecchinetta e poi lo stesso Pizzuco; da Parrinieddu viene poi a sapere che l’arma del delitto è nascosta in casa di don Mariano, convinto che nessuno avrebbe mai il coraggio di entrare nella sua casa.

Bellodi pensa di avere ormai partita vinta, va a casa di don Mariano, trova il fucile in un armadio e arresta don Mariano come mandante dell’omicidio di Salvatore Colasberna.

Il dialogo tra Bellodi e don Mariano è la scena più memorabile e citata del film: il capomafia dopo aver reso onore a Bellodi definendolo un “uomo”, enuncia qui la sua classificazione degli uomini in cinque categorie: gli uomini veri, i mezzi uomini, gli ominicchi, i ruffiani (che nel libro di Sciascia erano i “pigliainculo”) e i quaquaraqua il branco delle oche.

Ma Parrinieddu testimone chiave dell’inchiesta di Bellodi viene trovato ucciso con il sasso in bocca e un “galantuomo” testimonia di aver visto Zecchinetta lontano dal luogo del delitto.

Il film si conclude con don Mariano, Pizzuco e Zecchinetta che usciti di prigione, ritornano trionfalmente in paese e dalla terrazza scoprono con gran soddisfazione che c’è un nuovo capitano dei carabinieri dall’aria innocua. Ma don Mariano sembra quasi deluso: il capitano Bellodi era un “uomo”, questo nuovo capitano sembra piuttosto un “quaquaraqua”.

Il film è liberamente ispirato al romanzo omonimo di Leonardo Sciascia.

ALCUNE SCENE DEL FILM


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