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Stanno tutti bene

Girate alcune scene a Castelvetrano

Anno 1990
Durata 126 min
Genere drammatico
Regia Giuseppe Tornatore
Soggetto Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore, Tonino Guerra, Massimo De Rita
Fotografia Blasco Giurato
Montaggio Mario Morra
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Andrea Crisanti e Nello Giorgetti
Interpreti e personaggi
  • Marcello Mastroianni: Matteo Scuro
  • Michèle Morgan: Donna sul treno
  • Valeria Cavalli: Tosca
  • Marino Cenna: Canio
  • Norma Martelli: Norma
Premi
  • Festival di Cannes 1990: Premio della giuria ecumenica
  • David di Donatello 1991: miglior musicista (Ennio Morricone)

Un anziano vedovo che vive in Sicilia decide di andare a far visita ai suoi cinque figli che abitano sparsi in varie città dell’Italia continentale: Napoli, Roma, Firenze, Milano e Torino. Orgoglioso della educazione impartita loro, ha dato loro nomi presi da personaggi del melodramma, di cui è appassionato. Convinto che i suoi figli abbiano scalato i vertici delle loro rispettive carriere, ignora che appartengono a un modesto ceto impiegatizio, ognuno con i propri problemi personali e familiari che per tutti questi anni avevano tenuto nascosto, tra cui gravidanze premature e divorzi.

Il viaggio da Sud a Nord, per affrontare il quale l’uomo si mostrerà inadeguato e affaticato dagli anni, vuole essere una visita a sorpresa per ognuno: al contrario, fa scattare una catena telefonica tra i rispettivi fratelli che tentano in ogni modo di nascondere la verità più tragica, la morte di uno di loro. È questa soltanto l’ultima delle tante bugie raccontate al padre: alcuni dialoghi, alcuni di questi immaginari, si svolgono con i figli in età infantile (così come il padre ancora li vede) i quali, parlando da adulti, mettono in evidenza l’educazione troppo severa e oppressiva alla quale sono stati sottoposti, che ha portato come conseguenza un timore nel rivelare al padre le delusioni della vita.

Dopo avere accettato la dura realtà, inclusa quella tragica del figlio perduto, svuotato di quell’orgoglio paterno con il quale si era messo in viaggio, continua tuttavia a parlare davanti alla tomba di sua moglie, assicurandole che i loro figli «stanno tutti bene».

Un anziano vedovo che vive in Sicilia decide di andare a far visita ai suoi cinque figli che abitano sparsi in varie città dell’Italia continentale: Napoli, Roma, Firenze, Milano e Torino. Orgoglioso della educazione impartita loro, ha dato loro nomi presi da personaggi del melodramma, di cui è appassionato. Convinto che i suoi figli abbiano scalato i vertici delle loro rispettive carriere, ignora che appartengono a un modesto ceto impiegatizio, ognuno con i propri problemi personali e familiari che per tutti questi anni avevano tenuto nascosto, tra cui gravidanze premature e divorzi.

Il viaggio da Sud a Nord, per affrontare il quale l’uomo si mostrerà inadeguato e affaticato dagli anni, vuole essere una visita a sorpresa per ognuno: al contrario, fa scattare una catena telefonica tra i rispettivi fratelli che tentano in ogni modo di nascondere la verità più tragica, la morte di uno di loro. È questa soltanto l’ultima delle tante bugie raccontate al padre: alcuni dialoghi, alcuni di questi immaginari, si svolgono con i figli in età infantile (così come il padre ancora li vede) i quali, parlando da adulti, mettono in evidenza l’educazione troppo severa e oppressiva alla quale sono stati sottoposti, che ha portato come conseguenza un timore nel rivelare al padre le delusioni della vita.

Dopo avere accettato la dura realtà, inclusa quella tragica del figlio perduto, svuotato di quell’orgoglio paterno con il quale si era messo in viaggio, continua tuttavia a parlare davanti alla tomba di sua moglie, assicurandole che i loro figli «stanno tutti bene».

ALCUNE SCENE DEL FILM


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[Youtube http://www.youtube.com/watch?v = PAXOXa3Ey44 & w = 480 & h = 390]
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