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Il postino

Girato a Salina

Anno 1994
Durata 108 min
Genere drammatico, commedia
Regia Michael Radford
Soggetto Antonio Skármeta, Furio Scarpelli,Giacomo Scarpelli
Sceneggiatura Anna Pavignano, Michael Radford,Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli,Massimo Troisi
Produttore Mario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori, Gaetano Daniele
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Roberto Perpignani
Musiche Francisco Canaro, Luis Enríquez Bacalov
Interpreti e personaggi
  • Massimo Troisi: Mario Ruoppolo, il postino
  • Philippe Noiret: Pablo Neruda
  • Maria Grazia Cucinotta: Beatrice Russo
  • Linda Moretti: donna Rosa
  • Renato Scarpa: Giorgio Serafini, Capo Telegrafista
  • Mariano Rigillo: Di Cosimo
  • Anna Bonaiuto: Matilde
Premi
  • Premi Oscar 1996: miglior colonna sonora drammatica
  • 3 Premi BAFTA 1996: miglior film non in lingua inglese, miglior regista, miglior colonna sonora
  • David di Donatello 1995: miglior montatore
  • Nastri d’argento 1995: migliore musica
  • Premi Lumière 1997: miglior film straniero
  • Broadcast Film Critics Association Awards: miglior film straniero
  • Kansas City Film Critics Circle Awards 1996:miglior film straniero
  • Premi Robert 1997: miglior film straniero

Nell’estate Mario Ruoppolo, un disoccupato figlio di pescatori, vive in un’isola Procida,che da poco ha dato asilo politico al grande poeta cileno Pablo Neruda. E proprio in occasione di ciò, Mario viene assunto in qualità di postino, proprio per consegnare la posta al poeta. Il resto della popolazione è analfabeta, quindi fino ad allora non c’era stato bisogno di postini.

Così Mario inizia il suo lavoro, consegnando la posta al poeta tutti i giorni, e meravigliandosi del gran numero di donne che gli scrivono e di quanta ammirazione hanno per lui. Giorno dopo giorno, Mario rimane sempre più affascinato dal poeta, tanto da comprare un suo libro di poesie. Poi timidamente se lo fa autografare.

Un giorno Mario entra in osteria e si innamora di Beatrice, nipote della proprietaria. Mario si avvicina, e comincia a giocare a calcio balilla con lei fissandola, senza dire niente. A questo punto corre in fretta da Don Pablo chiedendogli di aiutarlo nella conquista di Beatrice. Così, il giorno dopo, Mario porta la posta a Neruda, e lui gli regala un libro per scrivere le sue poesie e lo accompagna all’ osteria, perché il poeta vuole vedere Beatrice da vicino, scrive una frase sul libro di Mario, dimostrando così di essere amici.

I giorni seguenti Mario inizia a corteggiare Beatrice, con le parole, o meglio, con le poesie di Neruda, e inizia a fare breccia nel suo cuore. La zia di lei, vedendola strana le chiede spiegazioni, preoccupandosi della nipote. Poi Mario esagera, dando a Beatrice una poesia un po’ pesante.La zia gliela prende e la porta subito dal prete per farsela leggere; quando ne sente il contenuto si dirige immediatamente da Neruda, per lamentarsi di tutto ciò, e per far dire a Mario che sarebbe stato lontano dalla nipote, senza più vederla. La sera stessa Beatrice scappa e va a trovare Mario, e sboccia la passione. Così decidono di sposarsi, e Neruda gli fa da testimone. Durante la cerimonia, il poeta riceve una lettera dal Cile, che gli annuncia che il mandato d’arresto nei suoi confronti è stato revocato, e che quindi tornerà a casa.

Il giorno dopo Mario gli consegna l’ultima posta, Neruda vorrebbe dargli dei soldi ma Mario rifiuta, si abbracciano e si salutano. Da quel giorno Mario inizia a scrivere poesie, contribuendo naturalmente al lavoro in osteria. La vita scorre, Neruda viaggia da un capo all’altro del mondo per premi e Mario ne segue tutte le gesta, sperando che passando dall’Italia, possa tornare a trovarlo. Beatrice annuncia che sta aspettando un bambino, e Mario vorrebbe chiamarlo Pablito in onore del poeta, anche se lei non è molto d’accordo. Un giorno riceve posta, che in realtà si rivela essere stata scritta da qualcun altro, per conto del poeta che chiede di spedire degli oggetti personali rimasti nella sua vecchia dimora: Mario ci rimane male. Cosi, gli spedisce la roba, ma decide di registrare tutti i suoni dell’isola, per far rivivere al poeta tutti i momenti vissuti con lui.

Passa qualche anno, e Neruda e sua moglie tornano nell’isola, entrano nell’osteria e vengono accolti da un bambino che gioca, dall’altra stanza c’è sua madre, Beatrice, che lo chiama: “Pablito”. Mario purtroppo non c’è più, è morto prima che suo figlio nascesse, in una manifestazione comunista.

Ed il poeta, che ora ascolta quella registrazione che non ha mai ricevuto, passeggia sulla spiaggia, ricordando l’amico al quale, pur inconsapevolmente, aveva cambiato la vita.

UNA SCENA DEL FILM


Rapporto 1,85: 1
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